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  • FAQ: Termini tecnici in parole semplici

    Domande e risposte

    Come faccio a migliorare il mio Rating?

    Per migliorare qualitativamente un’azienda occorre:

    • Organizzare l’attività strategicamente anche attraverso il business plan.
    • Operare il controllo di gestione.
    • Fare un’attenta azione di pianificazione e controllo finanziario, fiscale e di gestione.

    Per migliorare l’aspetto quantitativo di un’azienda occorre analizzare i principali indici di equilibrio aziendale. Questi indici permettono di dare un giudizio sul solvibilità aziendale, in particolare:

    • Lindice di capitalizzazione di un’impresa che esprime il rapporto tra le risorse finanziarie proprie e quelle ricevute dalle banche. Un’azienda è solida quando lavora con adeguati capitali propri e non è eccessivamente esposta con le banche. Per migliorare l’indice, qualora l’azienda risulti sottocapitalizzata, è possibile ricorrere ad un aumento di capitale, autofinanziamento e versamenti in conto capitale.
    • Il costo degli interessi bancari: quando gli interessi passivi sui debiti bancari incidono sul fatturato più del 4% significa che l’azienda è molto indebitata. Se i margini operativi non riescono a coprire il costo del debito, l’azienda si espone ad ulteriori perdite che incidono negativamente sui conti.  Se i tassi di interesse sono elevati, occorre capirne la reale motivazione e rinegoziare le condizioni creditizie.
    • L’equilibrio tra debiti a breve e debiti a medio – lungo termine: da un punto di vista finanziario, l’azienda è in equilibrio quando i debiti a medio – lungo termine coprono le immobilizzazioni. In alcuni casi i debiti a medio – lungo termine sono preferibili rispetto ai fidi a breve perché non possono essere revocati e sono generalmente più conveniente rispetto a quelli a breve.
    • Rimanenze e crediti commerciali: sono due voci che meritano un approfondimento. In genere le banche valutano in modo negativo un aumento di crediti commerciali a parità di fatturato perché questo significa un allungamento dei tempi di incasso dei crediti dai clienti. Nella pratica, posticipare l’incasso a parità dei tempi di esborso finanziario significa alla lunga generare una vera e propria crisi di liquidità. Per evitare l’innescarsi di fenomeni che possano generare crisi di liquidità, è sempre opportuno valutare la convenienza a concedere sconti a fronte di tempi di pagamento brevi, mantenere basso il livello di scorte e assicurare i crediti commerciali.

    Per migliorare l’aspetto andamentale dell’azienda occorre prestare attenzione alla movimentazione dei conti, l’effettivo utilizzo dei prestiti passati, eventuali insoluti, scoperti o segnalazione in Centrale Rischi. Le regole da seguire per avere un rating positivo sono:

    • Impiegare i fidi secondo i modi e i tempi concordati. Impiegare i fidi fino al limite e per un tempo prolungato può essere interpretato dalla banca come un sintomo di difficoltà finanziaria, se non è motivato dall’azienda. Per questo occorre tenere sempre sotto controllo l’effettivo utilizzo dei fidi e, qualora siano insufficienti, rinegoziarli con la banca stessa.
    • Non eccedere con lo “scoperto di conto”. Lo scoperto deve servire solamente per far fronte a necessità di cassa improvvise. Se diventa un abitudine e il conto corrente rimane a lungo in rosso,  la banca registra un’anomalia, per prevenire la quale è opportuno rinegoziare il fido con un finanziamento a medio – lungo termine.
    • Rimborsare le rate dei prestiti e dei mutui. Il mancato rimborso delle rate alle scadenze stabilite è segnalato in Centrale Rischi ed accende una “lampadina” di allarme sulla solvibilità aziendale. E’ più opportuno, prima di finire segnalati, avvertire la banca sulle reali difficoltà e rinegoziare la rata del prestito o del mutuo in relazione al cash flow dell’azienda.
    • Prevenire gli scoperti e gli sconfinamenti. Se un’azienda sconfina e impiega più fidi di quanto dovrebbe, questo atteggiamento viene segnalato dalla banca e diviene visibile a tutte le banche attraverso la segnalazione alla Centrale Rischi. Da un punto di vista tecnico, una linea di fido superata da oltre 90 giorni è considerata da una banca come grave, tale da classificare l’azienda come a rischio di “default”. Per prevenire problematiche e noiose segnalazione in Centrale Rischi occorre organizzarsi al fine di monitorare i flussi tra entrate e uscite finanziarie, monitorare la situazione degli incassi e dei pagamenti e predisporre per tempo tutta la documentazione necessaria al rinnovo dei fidi.
    • Evitare gli insoluti dei clienti: quando le fatture anticipate  o le ricevute bancarie al salvo buon fine non sono pagate dai clienti si manifesta un insoluto. Gli insoluti dei clienti peggiorano il giudizio di merito dell’azienda e rischiano anche di generare uno sconfinamento se il fido non è abbastanza capiente. Cosa deve fare un’azienda in questo caso? E’ utile per l’azienda selezionare la clientela per presentare alla banca un portafoglio clienti affidabile e, soprattutto, qualora si preveda che il cliente non sarà in grado di pagare, richiamare in tempo gli effetti depositati in banca a garanzia.

    Che cos’è il rating?

    In conformità agli accordi di “Basilea 1, 2 e 3”, le banche devono calcolare, secondo le indicazioni recepite dalla Banca d’Italia, per ogni impresa la probabilità che diventi insolvente. Sulla base di questo calcolo probabilistico, la banca attribuisce un rating, una valutazione necessaria ai fini della concessione del credito, che indica alla banca:

    • Se l’impresa è meritevole e può avere accesso al credito.
    • L’importo che può essere finanziato.
    • A quale costo concedere il finanziamento, vale a dire i tassi di interesse.

    Ad oggi non esiste un sistema di valutazione unico, il rating aziendale, infatti, potrebbe variare in funzione dell’istituto di credito. Il giudizio sul grado di solvibilità di un’impresa è espresso sulla base di tre aspetti diversi:

    • Aspetti qualitativi.
    • Aspetti quantitativi.
    • Aspetti che riguardano l’andamento dell’impresa.

    Qual è la differenza tra importo erogato e garanzia concessa?

    L’importo erogato viene accreditato sul c/c del cliente da parte della banca mentre l’importo garantito è la percentuale dell’importo erogato garantito dal Confidi (di norma tra il 20-50% e comunque non superiore all’80% delle somme).

    Che cos’è il controllo di gestione?

    Gestire l’impresa in un’ottica non solo di risparmio e contenimento dei costi, ma soprattutto, di crescita implica una conoscenza approfondita della dinamica economica dell’azienda, possibile solo attraverso un attento processo analitico, detto Programmazione e controllo di gestione.

    Il Controllo di gestione è quindi un sistema di strumenti, procedure e azioni la cui adozione deve consentire di conseguire, con la massima efficacia, efficienza ed economicità possibile, i propri obiettivi operativi che esplicitano e concretizzano le linee programmatiche dell’azienda.

    Il nostro intervento, adeguato alle esigenze di ogni azienda, sarà finalizzato all’analisi di tutti i dati dell’impresa necessari al miglioramento della redditività allo scopo di ottenere le indicazioni tali da consentire all’imprenditore di ottimizzare la gestione produttiva, commerciale, economica, finanziaria e patrimoniale dell’impresa.

    Qual è la differenza tra mutuo e leasing?

    Il principio dell’operazione di leasing è l’affitto. Il leasing è l’alternativa all’acquisto e si presta particolarmente per impianti che non vengono utilizzati permanentemente, ma solo per un determinato periodo o per uno specifico progetto. Il termine tecnico è in questo caso leasing classico. Alla fine del periodo di locazione il bene oggetto del leasing viene restituito, oppure si stipula un nuovo contratto leasing per un nuovo bene.

    Nel caso del leasing finanziario, invece, il cliente paga alla stipula del contratto un acconto definito, le rate leasing durante l’utilizzo e un riscatto alla fine del contratto. A questo punto il bene in leasing diventa proprietà del cliente.

    Che cos’è un mutuo chirografario?

    E’ una forma particolare di mutuo che si distingue soprattutto per la mancanza di “garanzie reali”. A causa del maggiore rischio per il finanziatore è pertanto anche più costoso rispetto a mutui con coperture reali.

    Che cos’è un mutuo ipotecario/fondiario?

    Un mutuo ipotecario/fondiario è un mutuo garantito dall’iscrizione di un diritto di pegno su un immobile. Il mutuo fondiario è un finanziamento di durata medio-lunga (superiore ai 18 mesi), il cui rimborso viene garantito dalla concessione di ipoteca, normalmente di 1° grado, su immobili.

    Il mutuo ipotecario, invece, è un finanziamento il cui rimborso viene garantito dalla concessione di ipoteca, non necessariamente di 1°grado, su immobili. Se il mutuatario non adempie ai suoi obblighi stabiliti dal contratto di mutuo, il mutuante può coprire il mutuo con l’immobile.